MARY GAUTHIER & MICHELE GAZICH – Villa Marchiori dei Cappuccini, Lendinara (RO)

Villa Marchiori dei Cappuccini sabato sera è stata testimone di un concerto di caratura eccezionale. Protagonisti la cantautrice della Louisiana Mary Gauthier e il violinista bresciano Michele Gazich.
Mary Gauthier di recente ha pubblicato per l’italiana Appaloosa Records il suo settimo album, Rifles & Rosary Beads, un album scritto su e con i veterani di guerra. Undici brani per dar voce al loro dolore e alle loro storie che vanno a comporre un capolavoro candidato agli Americana Grammy Awards.
Anche l’ultima produzione discografica di Gazich ha un peso specifico non indifferente: Temuto come grido, atteso come canto è un album che narra la storia degli ebrei veneziani internati a San Servolo prima di essere spediti nei lager.

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I due artisti portano un messaggio contro la violenza in un tour mondiale che comincia proprio da Villa Marchiori dei Cappuccini a Lendinara (RO) e si espande per altre 5 date italiane per poi muoversi in Europa e negli Stati Uniti.

Dopo l’interessante opening act della texana Jaimee Harris tocca al ben rodato duo Gauthier/Gazich riempire di suoni la limonaia gremita di fedelissimi. Pioggia torrenziale e fango come fossimo in una bayou, ma lo scaltro team di Villa Marchiori ha saputo salvare in corner una serata che sembrava ormai rovinata. Pubblico e musici vengono dirottati verso la rustica limonaia della villa dove il concerto ne guadagna sicuramente in intimità e lo scambio emotivo tra pubblico e artisti risulta amplificato a dismisura. Infissi scricchiolanti e polverosi, lampade dal gusto orientale, eleganza raffinata e ruspante campagna si mescolano e fondono.

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Il concerto s’avvia con LAST OF THE HOBO KINGS, brano del 2007 che parla magistralmente per immagini: Steinbeck, la Great Depression, il fantasma di Woody Guthrie, i treni merci e i chilometri macinati tra sogni e mozziconi. Un pezzo da 90 che preannuncia una serata emozionalmente troppo densa per cuori deboli. La viola di Gazich regala profondità ed evoca tempi duri con oscure pennellate nebbiose e scivolate tra i grigiori dei tempi che cambiano.

Si prosegue con BETWEEN THE DAYLIGHT AND THE DARK, tratta dall’omonimo disco del 2007, con la cantautrice della Louisiana che calibra, studia e pesa le parole e Gazich che sfuma con il suo archetto le tinte appena abbozzate da Mary, oscurando e offuscando, inacidendo e urlando.
THE WAR AFTER THE WAR è un pezzo tratto dall’ultimo album Rifles & Rosary Beads ed è stato scritto assieme a 6 mogli di veterani americani. “Chi si prenderà cura di quelli che si prendono cura di quelli che sono andati in guerra? Invisibile, la guerra dopo la guerra”. La pioggia gocciola sulle foglie fuori dalle finestre alle spalle dei musici: anche la natura si commuove e rilascia copiose scie di lacrime ascoltando le storie narrate.32745636_1696584750417246_1051713490789597184_n

RIFLES AND ROSARY BEADS, brano che dà il titolo all’album, è un pezzo che richiama le nebraskiche tinte rosso nere di un’armonica sanguinolenta e pungente come una baionetta. Fucili e preghiere, guerra e pace, morte e speranza. Il numero complessivo dei veterani in America è di circa venti milioni, ma il dato davvero allarmante è che ogni giorno in media 22 veterani commettono suicidio. Chitarra, violino, armonica e voce sono testimoni della storia, raccontano e trasmettono, sono mezzi per rendere consapevole chi ascolta su temi troppo spesso affrontati sottogamba. Mary e Michele si prendono cura dell’ascoltatore, si accertano che abbia capito, sono musicisti civilmente e socialmente impegnati che andrebbero portati in tour in ogni scuola. La devastazione della guerra e un messaggio di pace trasmessi per via artistico-emotiva forse resterebbero più vividi nelle coscienze. Le emozioni non si dimenticano, ciò che si legge sui libri sì. Le emozioni forti come quelle di Rifles & Rosary Beads si conficcano come chiodi nelle carni, ti crocefiggono l’animo e il cervello, strazianti e indelebili. “Fucili e rosari. Ti aggrappi a ciò di cui hai bisogno”.

E’ il turno poi di SOLDIERING ON, brano qui eseguito con estrema potenza espressiva, in cui emergono tutto il talento, la dinamicità e il virtuosismo di Gazich. Si odono l’urlo dei veterani e la disperazione degli ingranaggi soldateschi dentro una ruota gigante che gira e uccide.mg-pr-feat

STRONGER TOGETHER è un pezzo che evidenzia il punto di vista delle mogli dei soldati. “Insieme siamo più forti, sorelle per sempre” canta ad occhi chiusi Mary, assorta in una specie di preghiera per tentare di lenire quelle ferite lancinanti che l’occhio non può vedere. I cori di Jaimee Harris supportano quasi ogni brano regalando calore e rotondità a pezzi già di per sé straordinari.
ANOTHER TRAIN, tratta da Trouble and Love del 2014, è dolore, viaggio, vita e va ad abbracciare OH SOUL, in cui la protagonista s’inginocchia sulla tomba di Robert Johnson a chiedere indietro la propria anima in precedenza venduta. Una delicata ballata di pentimento e redenzione che stringe calorosamente la mano a MERCY NOW, brano tratto dall’omonimo disco del 2005. Un trittico di liberazione, espiazione e rinascita per concludere una serata tra fucili e grani di rosari con la speranza che pulsa ancora tenace arrancando in un bagno di sangue.

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Il pubblico entusiasta chiede a gran voce il bis e i musici accolgono di buon grado la richiesta intonando THIS LAND IS YOUR LAND. Coralità e sentimento riempiono la limonaia con i presenti che si uniscono nel canto per lucchettare un concerto adamantino.

In una società superficiale che non sa nemmeno più cos’è la curiosità, Mary e Michele sono l’emblema vivente della ricerca, la spinta propulsiva verso l’approfondimento, la necessità vivifica di portare alla luce tematiche scomode ma rilevanti. I due artisti portano in giro messaggi forti, consapevolizzano gli ascoltatori, rendono noti problemi e temi che la società nasconde sotto il tappeto dell’indifferenza come la polvere.
Mary Gauthier e Michele Gazich sono l’ottava meraviglia del mondo da osservare, supportare e ascoltare con occhi lucidi e orecchie spalancate.
Un’opera d’arte vivente costituita da consapevolezza storica, impegno civile e talento artistico, totalmente anacronistica nell’attuale epoca del pressapochismo e della superficialità.
Gauthier & Gazich patrimonio mondiale dell’umanità.

Sara Bao

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