BLUES TRICKS – Cek Franceschetti

Cek Franceschetti è un chitarrista, cantante e autore da sempre appassionato di Blues e Rock e attivo sui palchi nazionali e internazionali fin dagli anni ’90. Nel 2009 vince le selezioni italiane dell’International Blues Challenge che lo ha portato a suonare a Memphis con altri 60 artisti da tutto il mondo. A ciò è poi seguito un tour americano di un mese con la band Cek Deluxe (Carlo Poddighe, Pietro Maria Tisi). Inoltre durante tutti questi anni di musica Cek è stato opening act per Dr. John, Eric Bibb, Andy J. Forest, Alvin Youngblood Heart, Nine Below Zero ed Eric Sardinas. L’ultima sua produzione discografica, uscita a marzo 2018, s’intitola BLUES TRICKS.

Il disco s’inaugura con WOMAN BLUES. La batteria rotola omogenea come una pezza di formaggio giù dalla collina in un’inglesissima gara di cheeserolling. Gli altri strumenti la inseguono tentando di raggiungerla tra una falcata e un inciampo alzando le zolle del prato blues e andando ad abbracciare i terreni più movimentati del country rock. Il formaggio Blue Stilton ha tagliato il traguardo dopo essere stato arraffato da una donna blu, blu, blues. Fine della gara, ora si può tornare a camminare.

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Ecco appunto che si rifiata dopo la corsa con WALK. Cembalo e cassa dettano il passo facendo emergere un’essenza ritmica scarna ma potentissima. Due minuti di camminata pesante al fianco di un boscaiolo che s’incammina verso il lavoro. Accetta in mano, work songs a ritmare il lavoro e si parte.

Si torna da lavoro affamati e la prima bettola che si trova per strada porta l’insegna HELL’S KITCHEN. Vuoi non fermarti a rifocillarti? Ci sono scottanti problemi nelle cucine dell’inferno, si discute riguardo che ricetta usare per cuocere al meglio l’anima. La second line marcia verso i fornelli, si sente già il profumo levarsi dalle pentole. Sono nei casini. Belli grossi anche. Il capo cuoco Diavolo mi ha messo sul menù. Il cambio di ritmo nel finale evoca una corsa disperata vero l’uscita, ma lo spiralitico ripetersi del ritornello ci fa piombare in un pentolone vorticoso di intrugli voodoo. L’ipnotica ripetitività si trasforma in paura: la situazione è irrisolvibile, tutto è già deciso. Il piatto è servito.
THE SOUL OF A MAN qui diventa tutta shaker desertici, percussioni e chitarre dal sound marcatamente africano. Emergono le origini in tutta la loro imponenza. C’è la terra, la sabbia in gola, il vento, lo sbalzo termico, l’energia e il mistero. Tutto condensato in quattro minuti e mezzo di accordi e ritmi. Coloratissimi boubou, tramonti dorati, miraggi diabolici. Se dovessi stilare una classifica di brani altamente evocativi questa Soul Of A Man di Cek Franceschetti si acciambella sul podio senza alcun dubbio.

La traversata del deserto termina e si sale verso i monti con MOUNTAIN PREACHER. Il pezzo qui ingrana marcia e cambia ritmi correndo verso coralità puntuali e raddoppi vocali azzeccatissimi. L’andamento ritmico legnoso scende in città col suo vestito migliore e va a spassarsela qualche ora tra le ammiccanti chitarre elettriche. Ma è già tempo di tornare a casa e rivestirsi dei propri blues.

Ecco infatti che tocca a 44 BLUES avanzare barcollando tra ritmi provenienti da un souk marocchino mescolati alla lineare ritmica di cassa e cembalo in puro stile juke joint blues. Il cobra-ascoltatore, attirato da questo sound circolare, si affaccia dalla cesta e il fachiro Cek mantiene l’andatura molleggiante e rotonda per incantarlo. Ancora una volta l’Africa striscia polverosa sotto il tappeto sonoro complessivo, onnipresente e vibrante.

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Si prosegue con SNAP BACK, un brano che balzella e incespica nell’ombra di vicoli chicagoiani fino a caracollare nella “semplicità” dei ritmi da barrelhouse tra pelle percossa e sonagli. La voce si arrampica sopra la folla lanciandosi poi in un crowdsurfing incendiario: le corde vocali sprizzano e sfrigolano come se si fossero tuffate dalla padella alla brace infernale.

Con MARDI GRAS IN NEW ORLEANS ci si piazza davanti agli occhi un grasso pescegatto louisianese con i cembali al posto delle pinne. L’armonica sparge coriandoli per tutto il brano tirandoci per il bavero della camicia e lanciandoci in mezzo al festone neworleansiano. La densità strumentale è tale che pare di sentire persino un’immaginaria sezione fiati marciare assieme a chitarra, cassa, armonica e cembalo. Un carnevale concreto e sgargiante che si espande del tutto a livello mentale.

Il disco si conclude con TROUBLE IN MIND, un classico del blues qui riproposto solo con chitarra e voce. Proprio la voce viene qui valorizzata e spiegata in ogni sua sfumatura creando un percorso prismatico davvero penetrante. Un’emozione intensa permea l’esecuzione del pezzo con una sincerità di fondo e un chitarrismo che mescola tratti SonHouseiani a pattern più pacati in stile Mississippi John Hurt.
Cek Franceschetti passeggia tra la coloratissima New Orleans godendosi i festeggiamenti del carnevale, si trascina ai bordi delle strade polverose del Mississippi in cerca di un passaggio verso Nord, fa tappa nelle barrellhouses assimilando tutto il calore del legno e si beve un paio di moonshines prima di lasciarsi arrostire l’anima a fuoco lento dal cuoco Diavolo. Possiamo quindi tranquillamente affermare che Blues Tricks è la quintessenza del Blues.
Questo disco, come dice il titolo stesso, è pieno di tricks. Occhio che Cek è un mago e fa presto a far sparire l’anima anche a voi.

Beware, take care..

..Cek is going to steal your soul!

Sara Bao

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