LOST SOULS – ELLEN RIVER

Lost Souls è il secondo album della cantautrice modenese Elena Ortalli, in arte, Ellen River. Un disco di folk, rock e americana tutto made in Italy con Antonio Righetti al basso, Mel Previte alle chitarre e Robby Pellati alla batteria.
Lost Souls si presenta con una copertina dai colori caldi in cui una Ellen sognante viene abbracciata da due abatjour auree impegnate a diffondere luci e ombre sull’elegante carta da parati.

30171694_1728285620569844_4893398873745081627_oIl disco si apre con WALKING BY THE RIVER. La voce profonda e solitaria di Ellen crea subito un ambiente sonoro accogliente e disteso. L’intensa vocalità viene qui accompagnata solo da uno sfrondato fruscio di percussioni e da sobri sonagli orientaleggianti. Un brano pervaso da un’aura di sacralità che alla saturazione sonora preferisce l’essenzialità.
Dopo un inizio all’insegna della tranquillità, ci pensa AN OCEAN AWAY ad accelerare un po’ i ritmi. La chitarra di Previte si fa grumosa e consistente e, assieme all’incalzante ritmica di Pellati, scodella un rock denso che sembra provenire direttamente dal magico forno degli anni ’70.  La voce di Ellen ha la consistenza magmatica del tufo: lievita mantenendo una certa leggerezza, ma scollina sprofondando in porose buche grezze.
Si prosegue con LOST SOULS, un pezzo vagabondo e dai contorni blue. Voce e chitarra vagano senza una meta precisa, a tentoni, proprio come le lost souls del titolo. E’ un brano che peregrina ed erra da un’istantanea all’altra calandosi di volta in volta in fermi-immagine scoloriti. La cupezza di fondo viene accompagnata da una solitudine positiva, da un senso di libertà che sboccia quando si mette piede fuori dal percorso battuto, fuori dalla prigione della routine.
SEAHORSES è un brano di contrapposizioni e  dubbi. Cavallucci marini con bisacce di frasi antitetiche dondolano in una tempesta di sabbia e onde fino a schiantarsi nella testa della cantautrice. Un andazzo gitano sale e scende come le maree fino al momento in cui la chitarra sprigiona il definitivo maremoto mentale scatenandosi in un improvviso turbine di echi e riverberi.
SOMEONE ELSE’S MEMORIES spalanca le tende su una soleggiata mattina di primavera con vista su un giardino rigoglioso: lo scintillante stagno di chitarra costeggia il prato di rullante spazzolato e il frinire di cembalo riecheggia dentro al profondo pozzo del basso. Un folk figlio dei fiori con la voce di Ellen che balza dalla rosa vocale di Bonnie Raitt al girasole timbrico di Lucinda Williams.

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Si prosegue con SHA LA LA LA, un brano che è un piatto multiculturale caratterizzato da pietanze nord africane bluesy, cibarie dal retrogusto di tango argentino e un contorno spruzzato di salsa orientale con cori e battiti di mani. Sicuri e comodi nei nostri pigiami gustiamoci questo miscuglio di culture accompagnato da un buon bicchiere di malinconia e intanto tendiamo l’orecchio verso il prossimo brano.
LOVE WON’T GO ANYWHERE è un pezzo dipinto di vernice rock, con la vigoria di Patti Smith e la salda matrice folk-soul stile Susan Tedeschi. Ellen River raggiunge qui apici acuminati plasmando una canzone che viaggia tra delicatezza e nerbo, soavità ed eloquenza, giungendo ad una spensierata conclusione di felicità fischiettata.
L’ultimo brano di questo intenso disco s’intitola STARTING ALL OVER AGAIN. E’ una canzone che si presenta sotto forma di lenta marcia scandita dalla batteria, srotolandosi in un incedere pigro e un po’ malinconico. Ricominciare da capo non sarà facile, ma ce la possiamo fare. Sette minuti circolari e rilassanti,  ritmicamente ipnotici, che ciondolano mollemente verso la linea di (ri-)partenza.

Ellen River-Lost Souls-Cover-2 - CopiaUn disco intenso che raccoglie in otto brani numerose polaroid scattate in momenti di vita casuali, ma ognuna con le sue vivide sensazioni impresse dalla luce. Un filo con tutti questi istanti appesi ad asciugare che formano un collage dalle forme folk, opacizzate con un velo di blues e svirgolate negli angoli da punteruoli rock. Moltissimi gli spunti vocali che emergono da questo lavoro: si sentono le incurvature blues di Lucinda Williams, la pennellata soul di Susan Tedeschi, il folk di Bonnie Raitt, ma anche l’inflessione country di Teresa Williams e la sottovalutata versatilità di Phoebe Snow. Un disco corposo grazie a un basso, una batteria e una chitarra che hanno fatto storia nel suolo nazionale e internazionale: Righetti, Pellati e Previte intrecciano un sound malleabile e plastico che valorizza ed esalta la voce di Ellen. LOST SOULS è un album dalle tinte soffuse che va tenuto stretto vicino al cuore come una calda e avvolgente copertina di Linus.

Sara Bao

 

 

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