LARRY CAMPBELL & TERESA WILLIAMS – Villa Roberti, Brugine (PD)

Villa Roberti a Brugine (PD) vede rivivere le sue sale grazie al concerto di Larry Campbell & Teresa Williams con l’opening act di Veronica Sbergia e Max De Bernardi.
I languidi personaggi e i puttini affrescati si gustano le delicate strisciate di spazzola della Sbergia e il suono caldo del legno di De Bernardi che aprono questa serata. Classici bluegrass, blues, country folk con ukulele, chitarra e voci in un intonaco sonoro che aderisce perfettamente ai colori caldi e armoniosi della sala.

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In un batter d’occhio si passa dal delta del Mississippi al localissimo delta del Po: le acque dei due fiumi confluiscono qui a Villa Roberti trascinando dentro i presenti che si ritrovano a galleggiare in una movimentata torbidezza di canzoni. La plasticità delle acque si accorda perfettamente alla duttilità vocale del duo: suoni e voci che prima si inabissano e poi tornano con nonchalance alla limpidezza del cielo estivo. Il gospel di Blind Gary Davis Jesus Met The Woman At The Well smuove l’interesse del pubblico che, attento, segue lo sciabordio delle spazzole sulla superficie della washboard. Questo opening act di altissimo livello prende per mano i presenti e li accompagna verso il set dei protagonisti principali della serata: Larry Campbell & Teresa Williams.

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I due americani sembrano venire fuori direttamente dal film Nashville di Robert Altman. Un country duro e puro in cui emerge la genuinità e l’America contadina, quella incontaminata e primigenia pre-Monsanto. La coppia spazia tra pezzi autografi e arrangiamenti di traditional folk songs costruendo un concerto che alterna tratti lenti e delicati a pendii ripidi e grezzi. Il pezzo Running Wild dei Louvin Brothers, ad esempio, viene proposto condito con una salsa dolce e mielosa che invischia i presenti e fa emergere il Winnie Pooh che sta dentro ognuno di noi: diventiamo momentaneamente goffi orsacchiotti ghiotti con la vena romantica che pulsa e il cuore che accoglie tutto il glucosio di questi pezzi caramellosi. Power ballads germogliate nel suolo del Tennessee, cresciute sotto il sole americano ed esportate fino alla pianura padana a nutrire il clima gioioso di Villa Roberti.

31945598_10213763655383453_769990853379751936_oAin’t Nobody For Me è un deciso country blues che dà ritmo ad una serata prevalentemente votata alla tranquillità e al sapore zuccherino. Save Me From Myself ci riporta subito in acque placide e melliflue che tornano poi a movimentarsi grazie al pezzo di Reverend Gary Davis intitolato Samson and Delilah. Un classicone della tradizione musicale americana che qui si fa campagnolo, terroso e graffiante.

Larry abbandona momentaneamente la chitarra e imbraccia il violino proponendo Poor Old Dirt Farmer di Levon Helm: s’ingrana la marcia del trattore e si scorazza poveri e sporchi tra i campi di granturco che si stendono a perdita d’occhio. Tocca poi al pezzo soul When I Stop Loving You di William Bell, uno dei primissimi soul singer della Stax Records. Un brano cantato in chiave folk con corpose armonie vocali e cadenze che ricordano quelle di A Change Is Gonna Come. Si continua a spaziare in lungo e in largo per il suolo a stelle e strisce mentre l’aereo musicale di Villa Roberti riprende quota con It Ain’t Gonna Be A Good Night e la voce di Teresa che si vota al grezzo facendo una passeggiata nel wild side, salendo sul lato rusty del marciapiede.
La serata volge al termine, i The Fireplaces calcano il palchetto al fianco di Larry e Teresa e suonano assieme The Other Side Of Pain conferendo a questa conclusione la consueta atmosfera di festa e condivisione.
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Poi il gran finale con Max, Veronica, Fireplaces, Larry e Teresa tutti sul palco. Deep Ellum Blues strappa dal terreno le radici della musica americana e le consegna al pubblico in una sorta di immaginario passaggio di testimone per continuare a portare aventi tradizioni che si affievoliscono sempre di più sotto il giogo dell’usa-e-getta e del tutto-e-subito. The Weight ha il compito di porre i sigilli ad una serata di musica, emozioni e valore storico ineguagliabile.
Grazie a chi continua a credere in tutto ciò.

 

Sara Bao

Foto di Damiano Xodo

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